

Ne sono convinto, lo sguardo di Neda mi perseguiterà per lungo tempo. Ma non quello di questa immagine ufficiale, ma quell'altro, l'immagine dei suoi occhi puntati a fondere l'obiettivo del videofonino che la riprendeva nel suo ultimo istante. Neda, bella, libera e indipendente: ingredienti esplosivi per un regime come quello iraniano. Bisognava colpirla, era necessario. Nella meccanica degli eventi pianificati a tavolino con minuziosa ed inflessibile strategia, Ahmadinejad l'ingegnere aveva in conto anche questo. Però almeno con una cosa non ha fatto i conti: l'urlo silenzioso di quello sguardo di Neda puntato al mondo libero, un mondo che sopravanza di 1000 a 1 in numero i piccoli despoti religiosi. Un'orda silenziosa che presto li annegherà, ne sono certo, con lo sguardo di Neda come bandiera. Dormi tranquillo, libero Iran, è solo una questione di tempo.
Il 2 giugno è una data simbolica per me profondamente repubblicano. Tre anni fa inauguravo, non a caso, il mio nuovo studio, tirato su a botte di rinunce e impegni bancari. E sul ruolo sociale che ha il mestiere del libero professionista vi dedicherò un post a parte, ora non è il caso di soffermarsi.
Perché repubblicano, perché questo termine desueto in questi tempi della cosiddetta "seconda repubblica"? Perché dipendesse da me manderei via a calci in culo almeno il 90% degli attuali parlamentari, li manderei a fare una professione, a fare gli impiegati, i docenti, i liberi professionisti, a pagare le tasse ad uno sportello bancario, li butterei nella società civile ad affrontare i problemi quotidiani di un'Italia che, ne sono convinto, non conoscono. Qualunquismo? No, affatto. E' che di fronte ad una situazione politico-economica così sclerotizzata attorno ad un sistema corrotto ma funzionale, il ricambio, anzi l'azzeramento di una classe politica è il minimo che si possa pensare per sperare in un futuro. Ho sofferto per le stragi di Capaci e Via D'Amelio, ho seguito il processo Mani Pulite e le gesta dei valorosi magistrati che scoprivano quel calderone. Centrodestra? Neanche a pensarne. Eppure nel '94 anch'io sono stato attratto dal sogno dell'uomo che scendeva in campo. Mi è spiaciuta anche la prematura caduta di quel governo, pare ad opera dello sgambetto dell'alleato politico leghista. Ho assistito anch'io al balletto dei governi di centrosinistra che si sono alternati fino al 2001. Ho finalmente aperto gli occhi quando ho rivisto a braccetto gli stessi alleati politici del '94, insieme per puro interesse numerico, ancora ed incredibilmente vincenti tornare al governo con slogan vecchi. Da quel momento per me è stato chiaro che l'Italia aveva finalmente il governo che si meritava: un governo panem et circenses. Poi, pure scettico, ho sperato nel primo governo di sinistra, il primo vero, quello dell'economista internazionale dalla chiara fama, ho vissuto quelle liti interne di normale democrazia, di necessaria dialettica, fino allo stillicidio-suicidio finale, perché non si può mandare a mare il governo di una nazione anteponendo presunte proprie posizioni ideologiche (o peggio, bieco radicamento allo scranno) all'interesse nazionale. Infine si è riconsegnato il governo del paese al pifferaio magico. Responso delle urne, volontà popolare, si è poi detto. Una beneamata cippa, rispondo. Perché già dal '94 e prima c'è in Italia chi conosce bene un meccanismo che permette di ottenere risultati gestendo sapientemente alcuni parametri e determinati eventi con l'appoggio dei media. Senza voler fare il politologo o il sociologo ma semplicemente leggendo i fatti e ricollegandoli (perché attenzione, oggi la capacità critica non è più materia di insegnamento a scuola) ho tratto l'impressione che il giocattolo funzioni ancora e che schiacciando la combinazione giusta di tasti ancora il miracolo di (far) vincere le elezioni si replicherà. Mai come in questi giorni sto bene e ritrovo il mio equilibrio quando sto lontano dalla tv per più giorni consecutivi. Riesco a farmi un'opinione più obiettiva leggendo i giornali sul web, meglio se più di uno e mettendoli impietosamente a confronto: il cattivo giornalista è più facilmente individuabile così, senza le sirene di una voce suadente o di una inquadratura a perfetto mezzobusto. Tv, cattiva maestra. Ricordo un episodio: era la campagna elettorale del '94 e c'era un faccia a faccia tra Berlusconi e Occhetto. Non potei fare a meno di notare quanto diverse fossero le inquadrature riservate ai due: perfettamente stabili e debolmente filtrate con un pizzico di cross-screen le prime, crude e con leggero ma fastidioso micromosso le seconde. E chi vinse? Poi negli anni gli strumenti della persuasione si sono fatti più raffinati, giocando sui sentimenti comuni, sulle paure, sul paradosso, sulle certezze, correggendo il tiro di tanto in tanto con qualche scandaletto ad-hoc. Balle, tutte pregevoli, indorate e profumatissime balle. Se sei fortunato ti ritrovi a credere nel contrario di cui credevi prima, senza neanche accorgertene. Per chi non crede in questo gioco di frittate rivoltate, per chi crede che in passato l'Italia abbia avuto veri statisti e che oggi ci siano ancora ma che non siano propriamente quelli che sono al governo, vorrei lanciare un appello: di resistere, di non lasciarsi travolgere dalla crisi dei valori (perché quello che deve realmente far paura oggi non è la cosiddetta crisi economica – con un minimo di memoria, finchè ce ne danno l'opportunità, è facile constatare che non è davvero questo il peggiore dei periodi storici per l'economia) e per chi avrà nervi e polsi saldi oggi sarà bello ritrovarsi domani con un'Italia da ricostruire su altre basi, solide più del mattone, del mattone o della canna di un fucile.
Buon 2 giugno a tutti!
Oggi si festeggia la Prima Comunione di mio figlio Martino. Siamo tutti presi qui a casa, perchè in effetti è un evento importante. Poi vi darò il resoconto della giornata con un update.
Son passati in 20.000 a visitare queste pagine e neanche me ne accorgevo; vi ringrazio tutti.Quando si dice "una sorpresa". Pochi giorni fa viene a trovarci un lontano parente: sessantina ben portati, un tipo molto gioviale, eccentrico nel vestire. Lui ha un negozio di strumenti musicali e nota subito le chitarre di casa. Ci invita a visitare il suo negozio, ove dice di averne di tutti i tipi, anche se la sua specialità sono pianoforti e fisarmoniche. "Beh, un sogno ce l'avrei: è una 12 corde", mi scappa. E lui: "Ce l'ho! Vieni a provarla." Il negozio non è proprio dietro l'angolo, sono quasi 100km da casa, e a dire il vero è un periodo tosto col lavoro, neanche un pò di respiro per andarci a fare una passeggiata coi bimbi (anche loro interessati). Così domenica scorsa lo incrociamo mentre si va in parrocchia, ci ferma e dalla macchina dice: "Devo lasciarvi qualcosa … ma c'è qualcuno nel condominio?". I miei abitano allo stesso pianerottolo, e così: "Si, … ci sono i miei … ma cos'è?" dico. E lui, sbrigativo: "Ci sentiamo dopo per telefono, ora sono solo di passaggio." Torniamo a casa e dietro la porta c'è qualcosa che assomiglia ad un fodero di chitarra, anzi è una … CHITARRA A 12 CORDE!
Subito la provo, senza neanche accordarla:
Per una grande donna: Rita Levi Montalcini, nel giorno del suo centesimo compleanno (nella foto a sx. durante il suo periodo alla Washington University of St. Louis - 1963 ca.)
Appuntamento a domenica prossima (come da locandina accanto).
La compagnia Hanife Ana presenta il romanzo "Undici", ispirato ad una storia vera, un dramma di sbarchi clandestini da parte di giovani africani.
Col patrocinio dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Alberobello e dell'Associazione Culturale Trullo Sovrano.
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Hanife Ana è una nave incagliata, un sogno di balene in decomposizione, un viaggio, un ricordo, una liturgia. Hanife Ana è anche una compagnia di musici, teatranti e sognatori perduti, nata dalla fusione di esperienze musicali e teatrali differenti ma complementari.
Il nucleo centrale e fondativo è costituito da Savina Dolores Massa, Alessandro Melis e Gianfranco Fedele: una scrittrice, un teatrante, un musicista, sensibili all’interazione tra il linguaggio musicale e quello propriamente verbale. Provocatoria divergenza fra l'approccio musicale jazzistico e lo sguardo stremato ma lucido su ogni partorita creatura letteraria.
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Savina Dolores Massa. Da alcuni anni scrittrice a tempo pieno, finalista con la silloge di racconti Isolamatamara al premio letterario A. Gramsci ed. 2006, è giunta nella rosa dei finalisti al Premio Letterario Calvino 2007 con il romanzo Undici, pubblicato dalla casa editrice Il Maestrale. Scrive poesie, racconti, romanzi, teatro, canzoni. Finalista o vincitrice di numerosi premi letterari. Il suo lavoro sulla voce nasce dall’incontro con i registi Marco Parodi e Mario Faticoni, dei quali è stata allieva negli anni 2004, 2005, 2008.
Questa foto è storia. Racconta di una civiltà contadina che fino a pochi decenni fa regolava i ritmi vitali seguendo lo scandirsi del sorgere e tramontare del sole, dell'accendere un fuoco e preparare pietanze dai sapori antichi. Fine anni '70. Il fotografo pugliese Mimmo Guglielmi immortala in questa immagine una coppia di coniugi attorno al focolare in un trullo. Non è una scenografia apparecchiata per l'occasione, è uno spaccato di quotidianità autentico. Aurelia e Mario ostentano la serenità di una giornata di lavoro appena terminata, vissuta senza affanni, senza orologi né telefoni o tv-color. Quattro figli e tante, tantissime lezioni di vita impartite con poche parole e molti buoni esempi. Mario è andato via prima, presto: neanche il tempo di un'altra suonata alla fisarmonica. Aurelia, la schiena curva dai molti anni di lavoro nei campi avrebbe voluto raggiungerlo subito, ma ha atteso più di 25 anni prima di ricongiungersi a lui. Una fortuna per chi l'ha conosciuta, perché lungo quest'arco di tempo ha avuto modo di dispensare preziosi consigli, di una modernità impensabile.
Saluto qui la mia vicina di casa Aurelia che stanotte ci ha lasciati, a 93 anni. Sono davvero onorato di averla conosciuta: gli ultimi anni ha dovuto lottare con un nemico in più, l'Alzheimer. Mi piace ricordarla com'era in questa foto, quando aveva sempre una parola di conforto per i dubbiosi, un sorriso ed una carezza per tutti i bambini come me.
