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Ing-coniugato-2figli. Amo la vita. E la verità. ------------------------ DueperDiciassette non è, come può sembrare, un'operazione matematica. Un'operazione ludica, un contenitore di idee e impressioni, ma anzitutto è una dedica ai miei due figli, nati entrambi ... di giorno Diciassette.

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sabato, 28 novembre 2009

E' perché leggo poco e dovrei leggere di più.
Però quando parte la curiosità, vado a fondo: a volte può essere un titolo curioso, a volte è quella persona persona conosciuta via blog amante della natura oppure quell'altra con cui hai chattato e che poi scopri essere la sceneggiatrice di un film che ti è piaciuto. Di solito coi libri scopri qualcosa di più di quella persona, solitamente il meglio. Perché confusi in una società basata sulle immagini ci si dimentica che i sentimenti sono dentro e non hanno colore, e che se non ti fermi un attimo a far silenzio attorno a te non riuscirai mai a leggere il colore di una richiesta silenziosa di aiuto. Vabbè, lo confesso: di Michelle Nouri mi ha subito colpito la sincerità dei suoi modi televisivi, al limite dell'ingenuità ma soprattutto quello sguardo profondo, solare e vagamente orientale, che sicuramente aveva molto da raccontare. Poi le storie orientali mi hanno sempre affascinato: anzitutto la musica, così diversa dai canoni occidentali, poi tutta l'arte decorativa e religiosa con la geometria elevata a misticismo, per giungere ai reportage di guerra di Pino Scaccia e alle immagini del mio amico fotografo Michele, tornato da Baghdad con immagini struggenti e testimonianze toccanti. La diversità che ci tocca e ci stuzzica a saperne di più, perché ci fa interrogare di quanto la nostra personale esperienza sia unica solo se si rapporta a essa. E di mezzo c'è sempre una guerra, a mutare tutto in tutt'altro. Perché Michelle e le sue due sorelle, frutto dell’incontro di due culture estremamente diverse, madre cattolica ceca e padre musulmano iracheno, sembravano solo destinate ad una infanzia felice, lei frutto singolare e motivo di curiosità nella profumata e speziata Baghdad. L'amore fa tutto, l'amore ti fa orientare e capire quando anche tradizioni e costumi sono lontanissimi, l'amore ricuce le contraddizioni, riduce le asprezze, rende due genitori amorevoli una fata e un principe. La guerra toglie. Il lungo conflitto Iran-Iraq fa sentire le conseguenze non solo economiche sulla società irachena, giungendo a impoverire e distruggere un rapporto che sembrava miracolosamente resistere. Giungono l'odio e le ristrettezze: Michelle conosce il dolore dell'isolamento e dell'abbandono del padre, la durezza delle ortodossie e la violenza delle ingiustizie e di fronte ad una situazione che precipita deve lasciare l'amata Baghdad per rifugiarsi nella fredda Cecoslovacchia, ancora adolescente. Trascorreranno ancora anni difficili nell'Europa post-comunista, anni di sacrifici e disillusioni, prima che uno spiraglio di luce baci la sua fronte, ravvivando quel lume mai spento di speranza nel riscatto.
Dopo aver letto "La ragazza di Baghdad", il romanzo autobiografico di Michelle Nouri, aver partecipato con lei alla sua rabbia e alle sue speranze non posso che guardare con ancora maggiore ammirazione lo sforzo di chi come lei si adopera per un dialogo interculturale e interreligioso, perché dopo la caduta di un muro, centinaia di altri piccoli muri si innalzano e minacciano un'esistenza altrimenti pacifica e possibile. La storia di Michelle insegna che tutto è possibile se c'è amore e comprensione e che nulla è perduto finchè c'è voglia di riscatto e desiderio di non farsi sopraffare dalle consuetudini e dagli stereotipi.


postato da: beppestarnazza alle ore 00:21 | link | commenti (1)
categorie: luoghi, questi tempi, espedienti
sabato, 21 novembre 2009

Marilena andò nella sua stanza e recuperò un suo album di foto scattate in giro per la Puglia, di quand'era studente di architettura. Cominciammo a sfogliarlo, l'intenzione era trovarne alcune da farci una mostra, era deciso che per il 16 settembre avremmo preparato il tutto. Cominciammo a sfogliarlo: erano davvero tante, tutte belle, una più bella dell'altra, scattate con una reflex a pellicola. Mi sembrava di entrare nel mondo di Giancarlo, nel suo immaginario, nella sua ricerca di aspetti del territorio, dove mi sembrò subito chiaro ciò che il suo occhio voleva cogliere: un senso di bellezza, il bello negli elementi semplici del territorio brullo delle Murge, del Tavoliere, del Gargano e del Salento, pietra e vento, mare e terra rossa, chiese romaniche e rupestri. Era interessato a tutto e sembrava che il mezzo tecnico fosse sottodimensionato rispetto alle potenzialità e al suo talento e comunque quelle foto riuscivano a comunicare benissimo, l'osservatore si lasciava trascinare volentieri e facilmente nell'immagine. Guardare attraverso, guardare oltre. Gli occhi di Marilena si arrossavano mentre sfogliavamo l'album, il ricordo del terribile schianto del fratello era ancora troppo presente. Le foto erano accompagnate da piccole didascalie a penna, tranne che per una, forse la più bella di tutte le immagini. Decidemmo di metterla ugualmente, anzi di lasciarla come ultima nella sequenza della mostra: nessun indizio però ci poteva condurre al luogo di quella foto, quel mirabile rosone absidale ripreso tra lo spigolo di due case.
La mostra della presentazione dell'Associazione fu un successo: oltre 1500 visitatori da quel settembre fino al Natale. Però il dubbio mi ha tormentato per quattro anni: conoscere il luogo di quella foto.
Qualche sera fà mi attardavo in studio per lavoro; un po’ scazzato per quello che stavo terminando, mi tornò alla mente la foto di Giancarlo e di colpo decisi di fare un ennesimo tentativo, quello di cercare con i pochi indizi a disposizione ed un motore di ricerca. Tento con "rosone, puglia" e via a scandagliare le prime 200-300 facciate romaniche pugliesi, nessuna col rosone somigliante a quello. Poi osservo meglio: pare che il rosone della foto sia sotto un arco acuto, non a "tutto sesto". Quindi tento con la chiave di ricerca "rosone, arco, sesto, acuto". E via, un altro centinaio di rosoni, nessuno somigliante a quello della foto … tranne uno, ripreso però dall'interno e senza il finestrone absidale che appare dalla foto della mostra. Apro la pagina web corrispondente, scopro qualcosa di interessante nel testo: si parla di un eccezionale esempio di pianta a croce latina asimmetrica, con l'abside volutamente non in asse (con le asimmetrie poi io ci vado a nozze…), di un maldestro intervento di richiusura del finestrone absidale lì proprio dove sorge il sole, sole d'Oriente che porta il Cristo dell'Ultimo giorno, insomma uno scrigno di simboli alla cattedrale tardo-romanica di Troia, in provincia di Foggia. Dunque il finestrone c'è ma è murato ed il rosone absidale assomiglia proprio tanto. Affino la ricerca con "rosone, cattedrale, Troia" e finalmente alla cinquantesima immagine appare ciò che avevo cercato per quattro lunghi anni: una vista posteriore della chiesa di S. Maria Assunta a Troia (Fg). E nel confronto con la nuova immagine infine, la conferma, ahimè, di quanto ho sempre sostenuto: Giancarlo era un genio, il taglio che ha dato alla foto, il particolare angolo di ripresa, ha fatto di quella vecchia chiesa qualcosa di nuovo, di assolutamente moderno.


 

In ricordo di Giancarlo. Grazie per quello che ci hai lasciato, ora potrò portare i miei figli lì davanti a quella chiesa e potrò raccontare loro di quel giovane architetto che amava tanto la sua terra, il senso della bellezza, del suo amore verso la gente semplice e gli ultimi.


postato da: beppestarnazza alle ore 00:28 | link | commenti (2)
categorie: luoghi, affetti
mercoledì, 11 novembre 2009

Ripubblico questa immagine perchè mi piace tanto, perchè con un pizzico di fortuna dalle nostre parti a volte c'è l'estate di S. Martino e perchè di 'martini' in casa ne ho due, mio padre e mio figlio, cui voglio fare auguri di buon onomastico e dedicare questa foto.



On air: Sarah - Fleetwood Mac (non c'azzecca un granchè il testo, ma la sentivo giusta per questa immagine)

postato da: beppestarnazza alle ore 06:24 | link | commenti (3)
categorie: luoghi, melodie, affetti
sabato, 10 ottobre 2009

I weekend li passiamo +/- così.


postato da: beppestarnazza alle ore 12:41 | link | commenti (5)
categorie: luoghi, affetti
martedì, 08 settembre 2009

Un po’ di vacanza in più quest'anno, tre settimane in luogo delle solite due, suddivise in una prima parte "murgese" ed una seconda "calabrese". Cioè un po’ ad Alberobello (ovvero casa e dintorni), in compagnia di amici e parenti da ogni parte d'Italia, venuti a trascorrere le proprie vacanze in Puglia ed un po’ fuori regione, con un last-minute scelto da MGZ alla cieca e ben riuscito: un 4 stelle al prezzo di un 3 stelle in una località con un mare da favola, un albergo con servizi ok ed un'animazione divertente e per nulla pressante. Chissà, forse ci torniamo a Tropea…

P.S.: Ho contato il numero di caricabatteria che ci siamo portati appresso ed ho totalizzato, tra cellulari, fotocamere, lettori mp3 e Divx ben 8 (!) unità. Ma è mai possibile!?

P.S.2: La A3 Salerno-Reggio Calabria fa cagare, una vergogna italiana.


postato da: beppestarnazza alle ore 19:32 | link | commenti (3)
categorie: luoghi, affetti
lunedì, 11 maggio 2009


"Tramonti e bisonti".

postato da: beppestarnazza alle ore 13:59 | link | commenti
categorie: luoghi
domenica, 01 marzo 2009

Con una nuova fotocamera tra le mani, di cui si è letta una recensione tecnica corrispondente alle esigenze (tecniche) dell'acquirente, ed un week-end in Puglia (...a casa) a disposizione che si fa? Si scatta, giusto?
Proviamo un pò a prendere confidenza con questa supercompatta made in Korea.





Il resto del set su Flickr.

postato da: beppestarnazza alle ore 21:46 | link | commenti (5)
categorie: lavoro, luoghi, espedienti
mercoledì, 18 febbraio 2009

Dal terrazzo di casa:

postato da: beppestarnazza alle ore 14:56 | link | commenti (5)
categorie: luoghi
martedì, 27 gennaio 2009

casarossa1
C'è un posto a pochi passi da me, detto la Casa Rossa, dove nei primi anni '40 furono internati rifugiati e donne di origine ebrea. Furono trattati bene, contrariamente a quanto accadde ai loro simili altrove, ma erano pur sempre dei reclusi. All'indomani della shoah, un regista ungherese poi ci girò un film: "Donne senza nome", ispirandosi ai fatti appena accaduti. Da qualche anno questo luogo abbandonato, carico di memorie e in attesa di destinazione rivive nel Giorno della Memoria con una messa celebrata nella sua cappellina dal mio parroco, cappella quest'ultima affrescata da un artista ebreo internato anche lui.

postato da: beppestarnazza alle ore 07:55 | link | commenti (6)
categorie: luoghi, melodie
sabato, 17 gennaio 2009


Non mi pare finora di aver speso esplicitamente parole sul paese nel quale sono nato e vivo. Si, proprio quello, Alberobello (i trulli, sito Unesco, ecc…). Tuttora cerco di carpirne il segreto, di cosa hanno di speciale queste pietre accatastate, quei pinnacoli e quelle chiancole. Una volta, di fronte ad un celebre architetto esposi una mia fantasiosa ipotesi: la forma del trullo ha in se rapporti riconducibili alle sezioni auree e a numeri celebri, troppo per un popolo di contadini, possibile se ipotizziamo origini extraterrestri ... il trullo come uno stargate, insomma. Pseudolo, presente alla scena voleva sprofondare ma l'architetto non mi guardò con lo sguardo pietoso; ci pensò un po’ e disse qualcosa tipo: "Di molte architetture tramandateci da popoli antichi non sappiamo tutto, basti osservare le piramidi ad esempio."

Tutto sommato amo il mio paesello, la sua gente, la sua provincialità, le tradizioni. Poi i trulli sono uno spunto continuo di immaginazione, sullo sfondo di un cielo terso soprattutto. Vi racconto di questa mia foto sopra.

C'è un affaccio sulla zona monumentale che ad ogni obiettivo di turista in visita a questo curioso paesello non è sicuramente sfuggito: il belvedere accanto alla chiesa di S. Lucia. Alla ricerca di un'immagine originale per una pubblicazione su Alberobello, nel maggio 2004 ho cercato un punto di ripresa nuovo. Idea: 20m più in alto, dal campanile della chiesa di S. Lucia. Oz mi presta la sua Nikon col grandangolo. Prima tappa: affronto l'obiettore che in quei giorni sorveglia l'altare con l'urna della Santa in visita ad Alberobello. Non mi conosce e quindi mi blocca in sagrestia: si, ho il permesso di don Fabio, lo chiamo ora così potrà confermare … "pronto don, sono Giuseppe, dovrei fare due foto dal campanile … sì, ti passo l'obiettore". Mi lascia passare, con le scuse. Scala a chiocciola non agevole, cacche di piccioni da scansare, una pesante botola metallica in cima alla scala da far scorrere, altre cacche di piccione, un campanone a pochi centimetri dalla testa … ma finalmente una panoramica davvero unica, emozionante. Monto l'obiettivo grandangolare, regolazioni, fotocamera in posizione e … batteria scarica! Dietro front, chiudo la botola, scendo, raggiungo a piedi lo studio di Oz (quel tipografo/grafico di mio fratello…), 500m andata e 500m ritorno a piedi, di corsa per non perdere quella luce giusta, il pass dell'obiettore, sagrestia, scala a chiocciola, cagate di piccione, botola, campanone da scansare, sudore, macchina in posizione: click!

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Update 14.02.2009.

Com'è la città dei Trulli dopo una spruzzata di neve? Più o meno così:


postato da: beppestarnazza alle ore 23:58 | link | commenti (1)
categorie: luoghi