Appuntamento a domenica prossima (come da locandina accanto).
La compagnia Hanife Ana presenta il romanzo "Undici", ispirato ad una storia vera, un dramma di sbarchi clandestini da parte di giovani africani.
Col patrocinio dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Alberobello e dell'Associazione Culturale Trullo Sovrano.
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Hanife Ana è una nave incagliata, un sogno di balene in decomposizione, un viaggio, un ricordo, una liturgia. Hanife Ana è anche una compagnia di musici, teatranti e sognatori perduti, nata dalla fusione di esperienze musicali e teatrali differenti ma complementari.
Il nucleo centrale e fondativo è costituito da Savina Dolores Massa, Alessandro Melis e Gianfranco Fedele: una scrittrice, un teatrante, un musicista, sensibili all’interazione tra il linguaggio musicale e quello propriamente verbale. Provocatoria divergenza fra l'approccio musicale jazzistico e lo sguardo stremato ma lucido su ogni partorita creatura letteraria.
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Savina Dolores Massa. Da alcuni anni scrittrice a tempo pieno, finalista con la silloge di racconti Isolamatamara al premio letterario A. Gramsci ed. 2006, è giunta nella rosa dei finalisti al Premio Letterario Calvino 2007 con il romanzo Undici, pubblicato dalla casa editrice Il Maestrale. Scrive poesie, racconti, romanzi, teatro, canzoni. Finalista o vincitrice di numerosi premi letterari. Il suo lavoro sulla voce nasce dall’incontro con i registi Marco Parodi e Mario Faticoni, dei quali è stata allieva negli anni 2004, 2005, 2008.
Mariano, mi perdonerai per averti linkato senza preavviso. Quando poi ci siamo visti dal vivo, con una sola parola hai glissato elegantemente su una storia talmente vera che sembrava costruita con sapienza. Ma era proprio la tua storia, una storia nella storia e non occorreva incalzare con altre domande. Ti saluto da qui, spero di incontrarti ancora.
Questa foto è storia. Racconta di una civiltà contadina che fino a pochi decenni fa regolava i ritmi vitali seguendo lo scandirsi del sorgere e tramontare del sole, dell'accendere un fuoco e preparare pietanze dai sapori antichi. Fine anni '70. Il fotografo pugliese Mimmo Guglielmi immortala in questa immagine una coppia di coniugi attorno al focolare in un trullo. Non è una scenografia apparecchiata per l'occasione, è uno spaccato di quotidianità autentico. Aurelia e Mario ostentano la serenità di una giornata di lavoro appena terminata, vissuta senza affanni, senza orologi né telefoni o tv-color. Quattro figli e tante, tantissime lezioni di vita impartite con poche parole e molti buoni esempi. Mario è andato via prima, presto: neanche il tempo di un'altra suonata alla fisarmonica. Aurelia, la schiena curva dai molti anni di lavoro nei campi avrebbe voluto raggiungerlo subito, ma ha atteso più di 25 anni prima di ricongiungersi a lui. Una fortuna per chi l'ha conosciuta, perché lungo quest'arco di tempo ha avuto modo di dispensare preziosi consigli, di una modernità impensabile.
Saluto qui la mia vicina di casa Aurelia che stanotte ci ha lasciati, a 93 anni. Sono davvero onorato di averla conosciuta: gli ultimi anni ha dovuto lottare con un nemico in più, l'Alzheimer. Mi piace ricordarla com'era in questa foto, quando aveva sempre una parola di conforto per i dubbiosi, un sorriso ed una carezza per tutti i bambini come me.

Il piastrellista esoterico.
Il '96 fu un anno denso di avvenimenti. Mentre ci si preparava al matrimonio, in estate procedevano i lavori per la casa che i miei avevano deciso di donarci. A coordinare il tutto, mio padre, ottimo direttore dei lavori. Scelse lui l'impresa e volle che alla pavimentazione ci si dedicasse Alessandro detto "Santino", dalla trentennale esperienza. Basso, faccia simpatica, praticamente mi ha visto bambino, molti denti in meno da allora, una perenne cicca al lato bocca, il viso ancora più scavato ma lo stesso sorrisetto. E neanche una parola in italiano, tutto dialetto pugliese stretto. Un tipo così non ispira proprio precisione ed esperienza: ma è un errore. La prova fu la pavimentazione di una stanza dalla doppia entrata. "Ma ci riuscirete a ricongiungervi esattamente senza sbagliare, partendo da punti così distanti?", dissi. E lui, con aria di sfida e ad un passo dal mandarmi a quel paese, ma non potendolo fare vista la lunga amicizia con mio padre, si limitò ad un: "M'a scummett?" (scommettiamo?). Al rientro nel pomeriggio erano gia andati via e constatai il risultato: un allineamento perfetto, con un errore inferiore al millimetro. Ecco, non so se mi sono spiegato bene: la pavimentazione della casa è unica in tutte le stanze (tranne nella zona notte, a parquet) e quella stanza è al centro. La pavimentazione dell'intera casa era già completa, rimaneva solo quella stanza da completare partendo da due lati opposti (le due porte contrapposte) per finire al centro con mattoni interi 43x43cm posti a 45°. Perfetto.
Il giorno seguente, dopo i miei complimenti, era la volta della piastrellatura perimetrale del bagno. Quando ero alla casa dei miei, da ragazzo mi accorsi che tutte le piastrelle di quel bagno erano montate correttamente tranne una piastrella, una soltanto, ruotata di 180° rispetto alle altre. Mi divertivo ad individuarla, perché non era tanto evidente. L'autore, manco a dirlo, lo stesso Santino, venticinque anni prima. Dovevo dirglielo, anche se l'avrebbe presa a male. O meglio, volevo proprio vedere come l'avrebbe presa. "Mi raccomando, un bel lavoro preciso. Guarda che lì dai miei una piastrella è montata a rovescio!" E lui mi rispose come non mi sarei aspettato: "Chèra piastrell stè buon accussì, ca cussì 'ng vòl!" (Guarda che quella piastrella lì sta bene, perché è così che deve stare). Acquisita questa battuta (perché tale sembrava) me ne sono andato tranquillo e divertito. Matrimonio, primo e secondo anno di casa, con MGR cominciamo a viverla questa casa e a sentirla nostra … un giorno sono lì, seduto al cesso (ed è lì che vengono le riflessioni migliori, ditemi il contrario!) che osservo le piastrelle, me le conto una ad una, osservo la ripetizione della texture, quando ecco: una piastrella non segue il motivo. E' montata al contrario, ruotata di 180°. Flashback, e riecco Santino nella mia mente con la sua battuta, che ora diventa una sentenza "… ca cussì 'ng vòl!" Accidenti è vero, c'è un significato in quella piastrella ruotata, non è un errore, non è un caso: è una firma. Santino il sempliciotto nascondeva un'anima esoterica, numerologica. Ne sono certo.
Courtesy image: Safian's arabisk