Marilena andò nella sua stanza e recuperò un suo album di foto scattate in giro per la Puglia, di quand'era studente di architettura. Cominciammo a sfogliarlo, l'intenzione era trovarne alcune da farci una mostra, era deciso che per il 16 settembre avremmo preparato il tutto. Cominciammo a sfogliarlo: erano davvero tante, tutte belle, una più bella dell'altra, scattate con una reflex a pellicola. Mi sembrava di entrare nel mondo di Giancarlo, nel suo immaginario, nella sua ricerca di aspetti del territorio, dove mi sembrò subito chiaro ciò che il suo occhio voleva cogliere: un senso di bellezza, il bello negli elementi semplici del territorio brullo delle Murge, del Tavoliere, del Gargano e del Salento, pietra e vento, mare e terra rossa, chiese romaniche e rupestri. Era interessato a tutto e sembrava che il mezzo tecnico fosse sottodimensionato rispetto alle potenzialità e al suo talento e comunque quelle foto riuscivano a comunicare benissimo, l'osservatore si lasciava trascinare volentieri e facilmente nell'immagine. Guardare attraverso, guardare oltre. Gli occhi di Marilena si arrossavano mentre sfogliavamo l'album, il ricordo del terribile schianto del fratello era ancora troppo presente. Le foto erano accompagnate da piccole didascalie a penna, tranne che per una, forse la più bella di tutte le immagini. Decidemmo di metterla ugualmente, anzi di lasciarla come ultima nella sequenza della mostra: nessun indizio però ci poteva condurre al luogo di quella foto, quel mirabile rosone absidale ripreso tra lo spigolo di due case.
La mostra della presentazione dell'Associazione fu un successo: oltre 1500 visitatori da quel settembre fino al Natale. Però il dubbio mi ha tormentato per quattro anni: conoscere il luogo di quella foto.
Qualche sera fà mi attardavo in studio per lavoro; un po’ scazzato per quello che stavo terminando, mi tornò alla mente la foto di Giancarlo e di colpo decisi di fare un ennesimo tentativo, quello di cercare con i pochi indizi a disposizione ed un motore di ricerca. Tento con "rosone, puglia" e via a scandagliare le prime 200-300 facciate romaniche pugliesi, nessuna col rosone somigliante a quello. Poi osservo meglio: pare che il rosone della foto sia sotto un arco acuto, non a "tutto sesto". Quindi tento con la chiave di ricerca "rosone, arco, sesto, acuto". E via, un altro centinaio di rosoni, nessuno somigliante a quello della foto … tranne uno, ripreso però dall'interno e senza il finestrone absidale che appare dalla foto della mostra. Apro la pagina web corrispondente, scopro qualcosa di interessante nel testo: si parla di un eccezionale esempio di pianta a croce latina asimmetrica, con l'abside volutamente non in asse (con le asimmetrie poi io ci vado a nozze…), di un maldestro intervento di richiusura del finestrone absidale lì proprio dove sorge il sole, sole d'Oriente che porta il Cristo dell'Ultimo giorno, insomma uno scrigno di simboli alla cattedrale tardo-romanica di Troia, in provincia di Foggia. Dunque il finestrone c'è ma è murato ed il rosone absidale assomiglia proprio tanto. Affino la ricerca con "rosone, cattedrale, Troia" e finalmente alla cinquantesima immagine appare ciò che avevo cercato per quattro lunghi anni: una vista posteriore della chiesa di S. Maria Assunta a Troia (Fg). E nel confronto con la nuova immagine infine, la conferma, ahimè, di quanto ho sempre sostenuto: Giancarlo era un genio, il taglio che ha dato alla foto, il particolare angolo di ripresa, fà di quella vecchia chiesa qualcosa di nuovo, di assolutamente moderno. Grazie per quello che ci hai lasciato.


Operazione nostalgia in questo week-end. Lo spunto, il "la" l'ha scatenato una esibizione di De Gregori con Morgan l'altra sera, che mentre facevo zapping catturarono la mia attenzione con una bella versione unplugged della splendida "Il suonatore Jones" di Fabrizio De Andrè. In un attimo mi è tornata in mente la messa in scena teatrale dell'estate 1986. Ma andiamo con ordine. In quell'estate si celebrava la sospirata maturità per me e Giovanni, lui al classico, io all'industriale.
Due vite parallele le nostre, in comune le classi elementari e medie e la parrocchia (nella foto di terza elementare lui il primo a sx in prima fila, io il quarto). Per un paesino di provincia con due sole parrocchie, che si dividono quasi a metà la popolazione, con stili e metodi diversissimi (con preti più moderni e progressisti la mia parrocchia, un po’ più tradizionali nell'altra) riunire in un unico progetto una quindicina di giovani di entrambe le parrocchie fu un evento. Le ragazze di parrocchia Santi Medici portarono una coreografia sul tema della libertà (sulle note di De Andrè, appunto), noialtri di parrocchia S. Antonio di Padova, artefice Giovanni per la ricerca dei testi, portammo in scena un dramma sessantottino, con coraggio ed incoscienza totale. L'estate da maturati la spendemmo per le prove nel salone parrocchiale ed inevitabilmente il pretesto era quello della commedia da mettere in scena mentre c'erano delle interessanti relazioni che stavano nascendo… Comunque arrivammo al 30 settembre, invitammo un centinaio di spettatori tra parenti e parrocchiani, ignari di quanto di lì a poco avrebbero seguito.
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Perché dopo l'innocuo duetto danzante, la storia che mettemmo in scena (il titolo era qualcosa come "Storia di questa mattina", non ricordo assolutamente l'autore) era dura e dall'epilogo tragico. Bruno (io) e Ignazio (Giovanni) interpretavamo due compagni di lotta contro il sistema, dalla estrazione sociale molto differente: il primo figlio di borghesia e l'altro rivoluzionario proletario.
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Il rapporto conflittuale dei due colora la vita del movimento di lotta: c'è la dolce Rosalì (Mietta) che è attratta da Bruno, la passionaria Mari (Rosanna) e Ignazio, il leader del gruppo, che prepara azioni dimostrative a forza di molotov e striglia tutti a concentrarsi sul fine politico e non lasciarsi incantare da Bruno l'artista, l'ex-borghesino ancora non del tutto redento.
Bruno riceve visite dal padre che tenta di convincerlo a rientrare da lui, dove gli offrirebbe un posto da dirigente nella sua azienda.
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Lui non cederà, ma comincia a maturare l'idea di lasciare il movimento, per andare a lavorare da operaio metalmeccanico e cambiare il mondo dal basso, abbandonando la rivoluzione violenta. Poi l'imprevisto: durante una manifestazione di piazza Ignazio colpisce un poliziotto, ammazzandolo; al rientro in sede Bruno lo convince a costituirsi, ma il movimento è deciso a fargli pagare quel gesto che vedono come un tradimento.
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L'epilogo giunge mentre Bruno scrive una lettera all'amico Paolo, missionario laico in Africa, nella quale lo aggiorna sulla sua 'lotta' e manifesta l'intenzione di lasciare il movimento.
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Un mattone di rappresentazione teatrale (qui si dice anche un 'chiancone'), dialoghi chilometrici zeppi di termini come 'classe borghese', 'proletariato', 'fascisti' e 'compagni', che comunque raccolse applausi (più per l'impegno profuso che per i contenuti) nonostante la recitazione acerba di ragazzi poco più che adolescenti ed una scenografia essenziale.
Appena dopo aver sentito la canzone l'altra sera, mi è ritornato in mente che dell'evento esisteva una videocassetta: cerca di qua e di là, eccola! La passo in DVD e visto che sabato eravamo a cena proprio da Giovanni e Rosanna (che guarda un po’, in quell'estate del 1986 si sono conosciuti, nonché anni dopo sposati e diventati genitori di due splendide bimbe), ospite anche Mario e famiglia (anche lui nella foto scolastica di sopra, proprio alle mie spalle) l'ho tirato fuori et voilà, operazione nostalgia è servita.
Sono saltati fuori tutte le tresche ed i retroscena delle prove (es. la scena in cui Bruno doveva dare un pugno a Ignazio l'avremo provata almeno 15 volte, non mi riusciva proprio di sferrare un pugno ad un amico per esigenze sceniche…), ci siamo stupiti di come diavolo abbiamo fatto a mettere in scena un testo così tosto e naturalmente con gli anni passati abbiamo faticato un po’ per farci riconoscere ai figli. C'era un'atmosfera di insolito ottimismo sabato sera, un vino rosso che scorreva come non ricordavo da anni … bella serata ma la notte il vinello faceva l'altalena! Non riesco a credere, pur nei limiti delle ingenuità interpretative di quell'età, che una analoga generazione oggi si possa cimentare in un'impresa simile… attendo smentite!


Nei giorni scorsi si è (facilmente) contrapposto il clamore dei 6 militari morti in Afghanistan con la silenziosa strage dei morti sul lavoro (circa 3 morti al giorno, l'anno scorso 1.120 vittime, una realtà con andamento pressoché costante negli ultimi anni). Ma non è neanche questo contrasto l'aspetto clamoroso, quanto il fatto che lo spot governativo che circola in questi giorni sulle morti bianche indichi come soluzione la battaglia al lavoro nero. Bugia colossale (insieme a tante altre di questi tempi), perché chi opera nel mondo del lavoro, specialmente nell'industria e nel settore dei servizi sa benissimo che sicurezza = costi. Dobbiamo quindi dire quello che tra i denti si dicono tutti: non è possibile mandare avanti un'impresa in questi ultimi anni se non si lavora tanto, in fretta e tagliando i costi ove possibile. Tutte le voci "superflue" devono essere tagliate, altrimenti sei tagliato tu dal mercato e un'altra impresa a costi minori farà il tuo lavoro. Dunque risparmiamo sulla formazione, sull'informazione, sui dispositivi di sicurezza, eccetera: sono costi e tempi su cui si può risparmiare. Poi a seguire risparmiamo sulla qualità dei prodotti e sulla manutenzione; invece sulla retribuzione no, le assunzioni sui luoghi di lavoro sono obbligatorie (almeno a questo ci siamo arrivati, altro che balle), ma al minimo sindacale ovviamente. Tra liberismo e miope politica economica si va avanti a tentoni, confidando nella leggendaria italica capacità di arrangiarsi. Fino a quando?
Una giornata d'oro, non trovo altra definizione. Anzitutto come si fa ad essere indifferenti ad una valanga di auguri (via Facebook, SMS, telefonate e face-to-face) per il compleanno. Sono davvero grato a tutti, davvero. Ma quest'anno c'è qualcosa in più che proprio non mi aspettavo: un regalo. Stamattina esco per alcune commissioni, rientro e trovo Maria Grazia, Martino e Cosmo che hanno una busta per me. Fuori c'è scritto il mittente ed il destinatario, dentro c'è un foglietto con questo messaggio: "Caro papà, da parte mia (Martino), di Cosmo e mamma ti diciamo in coro Auguri!!! P.S.: Visto che capita in questo giorno anche un evento musicale abbiamo pensato che cantando dimentichi che ti sei fatto un anno + vecchio!!! Auguri." E seguono le firme, e sotto il foglietto un biglietto per il concerto di Vinicio Capossela in programmazione proprio il 12.09 ad Alberobello. Wow, questa sì che è una sorpresa! Non ci pensavo più, c'avevo rinunciato ormai, perché 27,00 euri in tempi magri come questi non sono più una fumata di siga; poi scopro che i bimbi si sono distolti 5 euri a testa dai rispettivi salvadanai ed il resto la mamma.
Vi voglio un bene grande, grande quanto … il mare!

Update 17.09.2009: Naturalmente oggi è anche il compleanno di Cosmo. Auguroni dal papi.
Un po’ di vacanza in più quest'anno, tre settimane in luogo delle solite due, suddivise in una prima parte "murgese" ed una seconda "calabrese". Cioè un po’ ad Alberobello (ovvero casa e dintorni), in compagnia di amici e parenti da ogni parte d'Italia, venuti a trascorrere le proprie vacanze in Puglia ed un po’ fuori regione, con un last-minute scelto da MGZ alla cieca e ben riuscito: un 4 stelle al prezzo di un 3 stelle in una località con un mare da favola, un albergo con servizi ok ed un'animazione divertente e per nulla pressante. Chissà, forse ci torniamo a Tropea…
P.S.: Ho contato il numero di caricabatteria che ci siamo portati appresso ed ho totalizzato, tra cellulari, fotocamere, lettori mp3 e Divx ben 8 (!) unità. Ma è mai possibile!?
P.S.2: La A3 Salerno-Reggio Calabria fa cagare, una vergogna italiana.